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Gennaio 2001
Biografia Autore


Tucidide, in gr. Thukydídes storico ateniese.
Nato il 460 a.C. circa e morto il 395 circa a.C.
Figlio di Oloro, ricco e nobile cittadino del demo di Alimunte, imparentato forse con la famiglia reale di Tracia, trascorse la giovinezza nel fervido clima culturale dell'età di Pericle e fu educato nelle scuole dei sofisti, di cui assorbì i princìpi retorico-filosofici. Sopravvissuto alla peste del 430 a.C., partecipò alla guerra del Peloponneso nel 424 a.C. quale stratego al comando di una flotta di sette navi, che dalla base di Taso doveva collaborare alla difesa di Anfipoli e della penisola calcidica. Il fallimento della missione gli costò l'esilio. La grave pena scontata non si sa dove esattamente (in parte a Scapte Ile) lo mise nella condizione di poter accostare gli alleati di Sparta e le poleis neutrali e di osservare più obiettivamente il conflitto in corso tra Ateniesi e Spartani, nonché di procurarsi la documentazione per l'opera storica che meditava di scrivere. Il disastroso sviluppo della guerra, con le conseguenti amnistie degli esuli (tra il 406 e il 403 a.C.), riportò, sembra, vent'anni dopo Tucidide ad Atene, dove sarebbe morto all'inizio del IVsec. a.C. di morte violenta. Secondo un'altra tradizione avrebbe cessato di vivere, sempre per mano assassina, in Tracia. La sua opera, interrotta dalla morte improvvisa e a noi pervenuta con il titolo generico di Xyngraphe o di Historíai (Storia), narra la guerra del Peloponneso dall'inizio fino alla battaglia di Cinossema (estate del 411 a.C.). La ripartizione in otto libri, fatta in età ellenistica, raggruppa gli avvenimenti in un ordine che non è quello originario e che ha dato origine a una dibattuta questione sulla cronologia e sul metodo di composizione delle singole parti. Secondo la ripartizione tradizionale e la tesi unitaria dell'opera, che non esclude revisioni e in taluni punti divergenze di giudizi, la narrazione si apre con un proemio che, mentre illustra l'importanza della guerra del Peloponneso e traccia una rapida sintesi della preistoria dell'Ellade, a cominciare dalla talassocrazia minoica (archaiología), espone i criteri scelti per appurare la veridicità dei fatti e determinare le ragioni dei contrasti attraverso la rielaborazione dei discorsi (demogoríai) pronunciati dai protagonisti. Seguono poi le cause occasionali dell'immane conflitto e il progressivo allineamento delle diverse poleis con l'una o l'altra delle due contendenti (1. I). Si inizia, quindi, con la divisione in semestri invernali ed estivi, il dettagliato racconto delle operazioni militari e dei maneggi diplomatici di Atene e di Sparta dall'inizio della guerra, fino alla pace di Nicia (421) [1. II - cap. 24 del v]. La ripresa a breve scadenza delle ostilità e la brutale sottomissione da parte ateniese dell'isola di Melo costituiscono il contenuto del resto del libro V, mentre i libri VI e VII sono riservati come un tutto organico al dramma della disastrosa spedizione di Sicilia. L'ultimo libro comprende in forma abbozzata e senza discorsi i fatti degli anni 412 e 411 a.C. (guerra deceleica), interrompendosi all'estensione del conflitto in Asia Minore, susseguente al tentativo delle due contendenti di attirare la Persia dalla loro parte. ln aperta o sottintesa polemica con Erodoto, Tucidide ha introdotto nella storiografia greca profonde e originali innovazioni. Scelti come argomento della trattazione gli avvenimenti contemporanei, se ne procura la documentazione con un'accurata ricerca e selezione delle fonti secondo il criterio dell'attendibilità. A codesto procedimento di rigorosità scientifica si accompagna l'indagine spassionata delle cause dei fatti, ricondotte in un ambito puramente umano e distinte in occasionali ed effettive. Eliminato ogni intervento di forze trascendenti, il movente delle azioni, sulla scorta delle dottrine sofistiche, è riportato alla brama di potere, alla legge del più forte, alla ricerca dell'utile particolare. L'esposizione dei fatti, colti nelle concatenazioni causali e illustrati nei motivi determinanti quali risultano dai discorsi dei protagonisti, porta a una visione concreta della realtà storica. Donde il carattere politico e il fine eminentemente pratico dell'opera: più che una composizione da recitarsi in pubblico nel corso di una gara essa è un bene per sempre (Ktêma es aéi), offerto alla intelligenza quale strumento per la creazione di una scienza storico-politica volta alla razionale interpretazione degli avvenimenti umani. Così impostata con vigoroso metodo scientifico, è ravvivata da un'acuta introspezione psicologica, che mette in rilievo gli stati d'animo degli individui e delle moltitudini; lo stile sobrio, conciso, non esente talora da oscurità, raggiunge potenti effetti drammatici. Circa la fortuna dell'opera tucididea, va detto che Tucidide, più che presso gli antichi, che pur ne imitarono largamente i pregi formali, ha trovato la sua esatta valutazione presso i moderni, che lo considerano il fondatore di una concezione puramente razionalistica della storiografia.



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Data ultima modifica venerdì 23 marzo 2001 19.46.52