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Dicembre 1997
Biografia Autore


Niccolò Tommasèo, scrittore e critico italiano.
Nato a Šibenik, Dalmazia nel 1802 e morto a Firenze nel 1874.
Studiò prima a Spalato e poi a Padova, dove strinse una profonda amicizia col Rosmini. A Milano conobbe il Manzoni e partecipò alle polemiche fra classicisti e romantici. Divenuto collaboratore dell'Antologia, nel 1827 si trasferì a Firenze e, tre anni dopo, si fece conoscere pubblicando il "Dizionario dei sinonimi". Intanto maturava in lui quel cattolicesimo liberale che tanta importanza ebbe nella sua vita e nella sua opera e che egli espose nei cinque libri Dell'Italia (1835), pubblicati in Francia, dove, soppressa l'Antologia, si era volontariamente recato in esilio (1834). Diede allora alle stampe anche un volume di versi (Confessioni, 1836), il commento alla Divina Commedia (1837), il racconto storico Il duca d'Atene (1837) e raccolse Les relations des ambassadeurs vénitiens sur les affaires de France au XVIe siècle (1838). Trasferitosi in Corsica (1838), compose Fede e bellezza (1840), una delle sue opere più interessanti e ricche di motivi; ricercò i canti popolari, che inserì nella collana di Canti popolari toscani, còrsi, illirici, greci (1841-1842), e raccolse le lettere di Pasquale Paoli. Nel 1839 ritornò in Italia e si stabilì a Venezia. Nel dicembre del 1847, in seguito a un discorso in cui apertamente propugnava la libertà di stampa, fu arrestato. Liberato dal popolo il 17 marzo 1848, fece parte del governo della repubblica di San Marco fino a quando fu approvata, nonostante la sua opposizione, la legge di fusione col Regno sardo; dopo la sconfitta dell'esercito sabaudo, fu uno degli animatori della resistenza. Caduta Venezia, si rifugiò a Corfù. Pur ammalato e con la vista sempre più debole compose, fra l'altro, Rome et le monde (1851), in cui sosteneva la necessità per la Chiesa di rinunciare al potere temporale. Nel 1854 si stabilì a Torino, dove ricevette l'incarico di redigere il Dizionario della lingua italiana (1858-1879; con la collaborazione di B. Bellini). Nel 1859 si trasferì a Firenze e, fra l'altro, curò l'edizione definitiva delle sue poesie (1872). Desideroso di provarsi nei più diversi campi, dalla storia alla politica, dalla pedagogia alle scienze, dalla problematica religiosa alla filologia, dalla critica alla lessicografia, dalla lirica alla narrativa, il Tommaseo ha lasciato un'opera vastissima, ma non un libro che lo rappresenti completamente, anche se dei suoi travagli interiori resta documento nel Diario intimo (postumo, 1938). Sensibile alle suggestioni del Romanticismo europeo ma al tempo stesso frenato dalla rigida educazione clericale e classicheggiante, egli diede il meglio di sé ogni qualvolta un testo da tradurre o un avvenimento da ricostruire con perizia di storico o di filologo lo tenne lontano dall'autobiografismo e gli consentì di esercitare appieno il suo appassionato amore per la lingua come ad es. nei Canti popolari, nel Duca d'Atene e negli Esempi di generosità (1867).



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Data ultima modifica venerdì 23 marzo 2001 19.46.51