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Agosto 1999
Biografia Autore


Confucio, in cinese K'ung fu-tzû, filosofo cinese fondatore del confucianesimo.
Nato nel 551 a.C. circa e morto nel 479 a.C.
Notizie della sua vita ci sono fornite dalla biografia lasciataci da Ssû-ma Ch'ien nelle sue Memorie storiche (Shih chi), per quanto questo storico si sia limitato a classificare in ordine cronologico i dati che figurano nel Lun-yü (Conversazioni o Analettici di Confucio), opera che è costituita quasi esclusivamente da una raccolta di discorsi che Confucio avrebbe tenuto ai suoi discepoli. Il Lun-yü costituisce la fonte più sicura per conoscere il pensiero del filosofo, ma purtroppo è accertato che numerosi passaggi sono apocrifi ed è impossibile, il più delle volte, fare una netta distinzione tra il vero e il falso. In ogni modo il Lun-yü ci dà forse un ritratto del maestro così come lo vedevano i suoi discepoli.
Confucio apparteneva alla famiglia K'ung che risiedeva nel piccolo paese di Lu (l'odierno Shan-tung) da tre generazioni, ma era originaria del principato di Sung e imparentata, sembra, alla famiglia principesca di questo paese. Si poteva quindi considerare Confucio come discendente dei re della dinastia Yin. Il suo nome era Ch'in, ma era conosciuto come Chung-ni. Rimasto orfano in giovane età, crebbe in povertà. Occupò qualche carica nel paese di Lu, anzi, secondo l'incerta tradizione, avrebbe ricoperto anche incarichi di primissimo piano. Dopo il 497, per ragioni ignote, lasciò il paese di Lu, accompagnato da alcuni discepoli e condusse vita errante, offrendo i suoi servigi ai principi feudali. La tradizione ci narra alcune sue disavventure che gli diedero modo di manifestare la sua "santità". Avendo finalmente ottenuto l'autorizzazione a restare nel suo paese, si stabilì nella capitale dove fondò una scuola impartendo i suoi insegnamenti a numerosi discepoli, fino alla morte. Il suo insegnamento era basato essenzialmente sulla morale e si valeva di alcune opere del passato che, opportunamente rimaneggiate, divennero poi i classici ching del confucianesimo e di tutta la cultura cinese. Secondo una tradizione, Confucio stesso avrebbe sia scritto sia rimaneggiato alcune di queste opere; in realtà è certo che Confucio non redasse nessuna opera. Egli stesso avrebbe asserito che l'unico scopo che si proponeva era quello di trasmettere la tradizione degli antichi; infatti dagli aforismi del Lun-yü appare evidente che egli si dedicò a far rivivere una tradizione aristocratica insistendo sulla predicazione del bene; il concetto fondamentale era che, coltivando la propria personalità, affermandola e nobilitandola, si giunge a far regnare l'armonia nel corpo sociale. Le grandi virtù esaltate da Confucio sono l'amore per l'umanità (jen) e l'equità (yi): esse mirano a instaurare tra gli uomini sentimenti di nobiltà, di dignità e di rispetto reciproco. Questi sentimenti costituiscono la base di una concezione della vita in cui virtù civili e virtù personali si condizionano vicendevolmente e si armonizzano. Il quadro dei valori etici e dei rapporti umani è per Confucio fissato chiaramente dall'ordine stesso della realtà ed è per questo che la prima preoccupazione di ciascuno, come uomo e come cittadino, deve essere, secondo la celebre dottrina, quella della "rettificazione dei nomi", ossia dell'adeguamento intimo delle cose e delle situazioni umane alle realtà indicate dai nomi. È questo un interesse in parte simile a quello di Socrate per i concetti; e con il filosofo greco Confucio ha indubbiamente qualcosa in comune, tra cui il senso dell'importanza etica della conoscenza. Il suo pensiero, almeno quale noi lo conosciamo, è tutt'altro che organico e sistematico e, sotto molti aspetti, non va al di là di un moralismo piano e basato sul buon senso, ma segna nella storia cinese l'inizio di una riflessione filosofica di tipo personale e almeno due delle maggiori caratteristiche di tutta la cultura successiva si possono considerare fissate da lui: la preminente importanza, nell'esperienza umana, del momento associativo e della cultura in tutti i suoi aspetti. Quest'alta concezione della vita doveva essere, sfortunatamente, nel confucianesimo posteriore, spesso soffocata dal ritualismo. A Confucio, a cui anticamente fu dato il titolo di "re senza corona" e di "maestro per 10.000 generazioni", furono elevati, a cominciare dal V sec., templi pubblici. A partire dal VII sec. la sua effigie apparve nelle scuole e le furono tributati onori solenni. Il culto di Confucio cessò di essere culto ufficiale dopo la rivoluzione del 1911, quando l'insegnamento dell'etica confuciana non fu più obbligatorio nelle scuole.



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Data ultima modifica venerdì 23 marzo 2001 19.49.23